Agguato in discoteca

La discoteca è oramai diventata, in particolar modo per i giovani, un luogo fisso d’incontro e di passatempo, un luogo dove trascorrere una piacevole serata o anche pomeriggio. La teca del disco, o discoteca richiama infatti con le sue vivide , ma ipnotiche luci, l’imbelle gregge ignaro del suo futuro macello, la strage della droga. Le persone, il gregge, infatti ormai sono la maggior parte di esse, più attratte e attente alla forma che al contenuto, venendo così ingannate dall’apparente innocenza del falso splendore delle luci della discoteca facendosi così trasportare da un’istintuale onda fatta di confusione mentale e di bisogni materiali ,che porta solo alla deriva, la deriva della nostra anima che si lascia così affogare dagli impulsi. Non si riescono a scorgere le insidie che essa rappresenta, non si è capaci di riconoscere l’ormai palese identità Discoteca=Droga una relazione chiara e abbagliante come le sue luci. Questo luogo, diventato oggi quasi di “culto”, non è solo propedeutico all’assunzione di droghe perché è facile trovarle ma soprattutto perché in assenza di esse la discoteca elabora un ingegnoso sistema per sostituirle, un metodo che permette quasi di ricavare il loro stesso effetto. Con di accensione e di spegnimento, in rapida sequenza, delle luci si riesce infatti a dare un effetto rallentato come se tutto ciò che uno vede si svolga più lentamente rispetto a ciò che normalmente abbiamo visto. Si ha quindi una significativa distorsione del reale, volta a dare, alla persona che la prova, lo stesso o quasi effetto delle droghe. Dopo alcuni minuti di questo effetto al rallentatore, accompagnato da un sottofondo musicale a dir poco ossessivo, ripetitivo e angosciante, si incomincia a percepire il mondo in maniera diversa: tutto sembra più semplice, siamo più sciolti e spensierati, tutto è molto più bello di prima anche perché noi ci muoviamo e parliamo quasi senza coscienza, sorge in noi una sorta di irresponsabilità verso ogni atto da noi compiuto. L’obbiettivo è lo stesso delle droghe, vuole donare felicità gratuità e vuole donare alle persone qualcosa di nuovo perché anche la nostra realtà non basta più, vogliamo qualcos’altro, qualcosa di nuovo, un qualcosa che ci scuota dal nostro torpore esistenziale. Mon è forse questa apparente normalità ad essere invece la più stravagante? Davanti a noi c’è un capolavoro fantastico:la creazione, il più grande e inquietante mistero di tutti i tempi. Non è fantastico poterne essere coscienti? Non è anche strano pensare che tutto sia un caso, privo di significato? Le persone che sono ossessionate dal nuovo sono quelle che meglio hanno frainteso la meraviglia della vita, la nostra grande opportunità per contemplare il creato. Inoltre si pecca anche di superbia perché non essendo interessati dalla nostra vita e dalla finta normalità si cerca qualcosa di nuovo, ma così facendo si dichiara implicitamente di conoscere la normalità. In poche parole si afferma di essere superiori e disinteressati dai grandi problemi come la creazione e altri misteri, che sono sempre nuovi, così superiori da dilettarsi nel provare qualche esperienza alternativa, una sorta di realtà parallela. Il cercare sempre qualcosa di nuovo ha a che fare con il processo di abitudine che tende a normalizzare e appiattire ogni cosa. Anche la realtà alternativa proposta dalle droghe e dalle discoteche, se praticata sempre e continuamente finirebbe per diventare normale inducendo così le persone a ricercare il nuovo nella normale realtà che apparirebbe in questo modo nuova e sorprendente, come è realmente. La sensazione che qualcosa sia per noi normale non è legata in alcun modo alla composizione o all’essenza della cosa osservata, bensì da quanto il nostro occhio la osserva, più la si contempla e più non ci appare come all’inizio, nuova e affascinante, ma normale e monotona. Anche la stranezza della nostra realtà è stata normalizzata e appiattita facendola diventare sempre uguale e scontata, levando quindi quel velo di mistero che invece bisognerebbe mettere. È compito dei filosofi porre rimedio a ciò cercando e giurando di non abituarsi mai a nulla.
Il filosofo riesce a meravigliarsi di tutto, anche delle cose ritenute normali, il filosofo unge la realtà di mistero per poi spendere tutta la sua vita per tentare di rimuoverlo, peccato che però il materiale con cui unge la realtà sia indelebile.
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Pubblicato in Filosofia, Varie. 2 Commenti »

2 Risposte a “Agguato in discoteca”

  1. Essere Libero Dice:

    Le droghe si trovano ovunque, non è un problema riguardante discoteche. La discoteca è sempre stato sinonimo di svago, una distrazione del fine settimana dal lavoro e dallo stress, per l’appunto di sballo. Che sia droga, sesso o alcool, o un miscuglio di essi. La droga la trovi per strada e nelle case, tra poveri e ricchi. Personalmente non è di mio gusto l’ambiente da discoteca, preferisco altre serate. Ma penso che come ogni problema, non riguardi la materia, ma la scelta. Siamo tutti uguali, e siamo capaci di scegliere ciò che vogliamo. Chi per circostanze fortuite (genitori assenti e poco educative, scuole distrutte e abbandonate, compagnie sbagliate) non sei in grado di scegliere allora è meglio che ti prepari, perchè non sarà la droga a distruggerti, ma la vita. Il proibizionismo ha portato sempre l’uomo all’estremo, perchè attirato dal vietato. Pensa alla Svizzera, poco fa hanno creato centri per i tossici d’eroina, case dove trovi la droga e sei controllato, e non ti rovesci per strada mezzo morto, nel giro di pochi mesi, la percentuale di tossici è scesa drasticamente. Sai perchè? Perchè si può fare. La soluzione non è vietare, ma comunicare, non attaccare, ma cercare di comprendere, non allontanare ma vedere da vicino e capire di cosa si tratta.

  2. philosophacker Dice:

    Condivido pienamente ciò che dici, anche io credo che il vietare produca solo effetti negativi. Come ci insegna John Stuart Mill alla base delle società libere e democratiche deve esserci alla base un libero consentire , un lasciare libera la propria sfera personale e privata. Nel mio articolo infatti non critico di per se le droghe ne faccio riferimento che sia giusto vietarle o meno, mi limito a dire la mia sulla discoteca anche se il testo in realtà è di qualche anno fa e quindi le mie opinioni in merito sono leggermente cambiate. La mia infatti non è una critica alla discoteca in se e per se, ma è qualcosa di più generale. E’ forse una critica ad ampio respiro sulla “cultura” della discoteca, critica che senz’altro proviene da mie personali esperienze a riguardo. Credo che l’Italia nella tematica delle droghe debba prendere esempio da paesi più evoluti come quelli del Nord Europa dove appunto c’è un saggio lasciar fare in alcuni ambiti mentre un rigoroso controllo in altri. Grazie per il tuo parere!


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