Ottiche epilettiche

E io e te voliamo, tra frammenti di colori e figure sfumate perdiamo il nostro contorno.

In una tavolozza di odori caldi , come in un caleidoscopio d’emozioni, ci amiamo.

Io, Te, Te ed Io  sospesi per mano voliamo,

tra linee simmetriche,

geometrie eugenetiche,

cerimonie di colori eretiche,

dove schegge d’acciaio s’amano magnetiche, ci perdiamo

sfumando  in mille ottiche epilettiche.

Albicocca

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M’avvingolo, mi strangolo, mi lacero.

Rantolo crivelli d’oltremare e macero.

Sanguino lento e verace,

lascio fuggir l’attimo ansimando senza pace.

Annaspo, rifuggo, indugio, del piacere ne faccio lutto.

E con orglioglio gorgogliante granisco l’inferne,

accendo la speranza nel frucillo che mi freme,

aspetto di lasciar germogliare il seme.

Altrimenti si sghiarrapperei le vene!

Ma seguo la danza che è in me,

lascio sfarfupagliare la mente,

sperando in futuro che sia più presto presente.

Non sono solo io credo, qualcuno mi sente!

Shh qualcuno origlia, bisbiglia , di pensier altrui la mente attanaglia.

E si macera, lacera, mi lascerà?

Acro è il sapor in bocca,

magro è il vuoto senza scocca,

sacro è il dardo che l’arco scocca,

egoista chi l’emozion’ altrui scrocca!

Ma quanti problemi attorno alla gnocca!

E’ meno ripido scalar un’intera rocca!

Almeno speriamo che dalle fatiche nasca un’albicocca..

Ma la vita sempre insegna e non fa sconti, mica è sciocca!

Rimbocchiamoci le maniche e sotto a chi tocca!

Io non so niente, se non che voglio la più gustosa albicocca,

ne voglio una intelligente, mai sciocca,

ne voglio una che sappia agli altri pensare e che mai scrocca,

ne voglio una rara difficile da prendere, in alto sulle nuvole della più bella rocca,

e allora si che la mangerei tutta, sapendo che col suo gusto il mio cuore mi schiocca.

Ed è pensando a questo che ora mangio con l’immaginazione questa succosa albicocca.

Carmacallo adunoso

Il carmacallo s’avinge licante,

ove trema s’aurpia lanzante.

Eccinge occorceso cirisi e sereno,

smadullante diripendo l’avanzi del seno.

Aitante lui svolvola litiero,

senziente poi arrugante egli s’arrimia il sentiero.

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Binari astrali in rotta di collisione


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Tram tram tram tram
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il ritmo sincopato del treno galoppa lungo i binari.
le prigioni-rotaie stridono isteriche.
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Tram tram tram tram
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La macchina possente a ritmo incessante procede senza sosta.
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tram tram tram tram
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Stantuffi d’indifferenza gravitano pericolosi lungo il percorso,
schizzi emozionali erranti si perdono come d’acqua un sorso,
attimi infiniti collidono in esplosioni emozionali.
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tram tram tram tram
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Tutto è immagine,
come il più bellissimo sogno,
che è dell’inconscio lo scrigno.
Vedo le nostre anime correre alla velocità della luce,
sue due rotaie infinite destinate ad incontrarsi,
come due binari astrali in rotta di collisione.
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Non poesia

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Questa non è una poesia,

se lo affermassi è vero, farei eresia!

In cuor mio so cos’è poesia, o almeno l’avverto.

E’ l’attimo fuggente che quando arriva è già sparito come vento.

Ma no! No, questa non è una poesia!

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Poesia è amor per la vita, testo divino,

un sempre verde, è l’innocente gioia d’un ragazzino.

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Se poesia fosse questa, su di me certo s’abbaterebbe l’ira funesta.

Ma in realtà non corro il rischio,

io non compongo,

le parole semplicemente mischio

le manipolo come fosser pongo.

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Questa non è una poesia,

se lo dicessi è vero , farei eresia!

In cuor mio so cos’è poesia, o almeno lo scorgo

poesia è dell’emozioni più belle il più bel sobborgo.

Ma no! No questa non è una poesia!

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Della poesia, quella vera,  io mi ritengo innamorato,

dalle rime dantesche io rimango estasiato,

la mia non è poesia altrimenti sì che sarebbe un reato!

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Capite quindi quale sia il problema?

La poesia ordina le parole in grazioso schema,

in modo d’esser perfetta, la poesia è bella come un’amante,

preziosa come un diamante, incastonato nel più bel  diadema.

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Non so esattamente cosa sia questo testo,

forse di scriver un pretesto?

Non importa se con le parole io vi abbia compiaciuto,

ma anche se poco, io spero vi sia piaciuto!

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Altrimenti non mi rimane che finirla qui, e con umiltà restar muto.