.
M’avvingolo, mi strangolo, mi lacero.
Rantolo crivelli d’oltremare e macero.
Sanguino lento e verace,
lascio fuggir l’attimo ansimando senza pace.
Annaspo, rifuggo, indugio, del piacere ne faccio lutto.
E con orglioglio gorgogliante granisco l’inferne,
accendo la speranza nel frucillo che mi freme,
aspetto di lasciar germogliare il seme.
Altrimenti si sghiarrapperei le vene!
Ma seguo la danza che è in me,
lascio sfarfupagliare la mente,
sperando in futuro che sia più presto presente.
Non sono solo io credo, qualcuno mi sente!
Shh qualcuno origlia, bisbiglia , di pensier altrui la mente attanaglia.
E si macera, lacera, mi lascerà?
Acro è il sapor in bocca,
magro è il vuoto senza scocca,
sacro è il dardo che l’arco scocca,
egoista chi l’emozion’ altrui scrocca!
Ma quanti problemi attorno alla gnocca!
E’ meno ripido scalar un’intera rocca!
Almeno speriamo che dalle fatiche nasca un’albicocca..
Ma la vita sempre insegna e non fa sconti, mica è sciocca!
Rimbocchiamoci le maniche e sotto a chi tocca!
Io non so niente, se non che voglio la più gustosa albicocca,
ne voglio una intelligente, mai sciocca,
ne voglio una che sappia agli altri pensare e che mai scrocca,
ne voglio una rara difficile da prendere, in alto sulle nuvole della più bella rocca,
e allora si che la mangerei tutta, sapendo che col suo gusto il mio cuore mi schiocca.
Ed è pensando a questo che ora mangio con l’immaginazione questa succosa albicocca.