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Il paradosso del nulla
“Il giudizio originario come posizione del piano fenomenologico esprime che è per se o immediatamente noto che l’essere è” (Enrico Nicoletti, La crisi della filosofia e il significato delle scienze). Così il Professor Enrico Nicoletti si esprime riguardo all’essere e cosa voglia voglia dire essere, enunciando il famoso enunciato Parmenideo: l’essere è e non può non essere. Sembra di prime facie un enunciato banale ma non lo è affatto. Sembra scontato affermare che posto un oggetto esistente (es. un barattolo) questo non può contemporaneamente non esistere. Perché, da cosa deriva questa Legge? Soprattutto siamo sicuri che il non essere non esista in modo assoluto? E se non esistesse cosa vorrebbe dire, quale sarebbe il significato tradotto nella nostra realtà? Il concetto di essere parmenideo, e la sua validità si basa sul principio di non contraddizione aristotelico (ma non in senso cronologico). Cerchiamo però di fare chiarezza tra l’apparente uguaglianza tra il principio di non contraddizione di Aristotele e e l giudizio parmenideo sull’essere. Essi infatti sembrano essere la stessa cosa poiché anche il principio di non contraddizione ammette che “l’essere è e non può non essere” ma non bisogna farsi ingannare. Infatti il principio di non contraddizione è la forma generale di un principio logico (cioé appartenente alla sfera del linguaggio, del ragionamento, del discorso) applicabile a qualsiasi tipo di situazione (es. il rosso non può contemporaneamente essere verde), pena l’insignificanza della proposizione stessa; la sua non accettabilità dal punto di vista logico, è una legge grazie alla quale e solo grazie alla quale possiamo “vedere” e capire ciò che ci circonda. Questo principio come tutti i principi logici (che non ammette dimostrabilità senza ricadere in un circolo vizioso) però è valido solo dal punto di vista logico (cioè al livello del pensiero) e non ontologico (la realtà, l’effettualità delle cose). Ad esempio questo sillogismo è dal punto di vista logico corretto ma non è certamente applicabile alla realtà.
P1 Tutti gli esseri mortali sono cavalli
P2 Socrate è mortale
P3 Socrate è un cavallo.
Si può facilmente intuire che Socrate non fu un cavallo e altrettanto facile capire che, nonostante ciò , il ragionamento logico non corrisponde all’effettività delle cose. La necessarietà della seguente legge e cioè che se A=B e B=C allora A=C non garantisce alcuna corrispondenza tra i dati veicolati dal ragionamento logico e la loro corrispondenza nel mondo reale. Quindi ritornando al principio parmenideo dell’essere che altro non è che il principio di non contraddizione applicato ai concetti di “essere assoluto” e “non essere assoluto” come possiamo affermare che tale enunciato sia vero sia dal punto di vista logico che ontologico? Non è possibile se non risolvendo il “problema del rapporto tra linguaggio, pensiero, ed essere” (Ibid). Anche però dal punto di vista puramente logico questa affermazione crea non pochi problemi. Infatti sempre secondo Nicoletti ”il significato non essere è allora un significato di autocontraddittorio in quanto significa il toglimento di sè e , insieme, è un significare che quel toglimento contraddice” . In parole più semplici dato che il concetto di non essere assoluto è quello del non esistere di niente, allora neanche il concetto di non essere stesso non dovrebbe esistere. Se infatti il non essere esprime la sua autoannichilazione e cancellazione, la cancellazione di ogni cosa e significato, non è possibile che il non essere abbia questo significato, cioè la cancellazione di tutto quindi anche del suo significato, pena una contraddizione interna. Cos’è quindi questo non essere? Platone dopo Parmenide intese il non essere come un non essere relativo, che tradotto rappresenterebbe semplicemente il concetto di diverso. Secondo questo concetto infatti il non essere qualcosa , implica contemporaneamente invece essere qualcos’altro.Esempio: il rosso non è il verde , ciò non vuol dire che il rosso non sia in forma assoluta, non vuol dire che non esiste ma che è appunto non è verde! Il rosso quindi è diverso dal verde. E’ su questo concetto che Eraclito basò la sua filosofia del divenire; il divenire per lui non era altro che continuo cambiamento, un eterno “tutto scorre” e ciò implica il concetto di trasformazione e con esso il diverso e quindi il non essere. Per Parmenide infatti la non esistenza del non essere era da rintracciare nel concetto di diverso. Se le cose cambiano, per Parmenide, qualcosa smette di esistere ma ciò non è possibile, dunque le cose non cambiano. Inoltre “dopo Platone il problema del non essere assoluto rimane pressoché nell’oblio del pensare fino all’epoca contemporanea con Hegel, Bergson,Heidegerr ecc”. Quindi allora cos’è questo non essere? Esiste o non esiste? Se si oppure no com’è possibile? Nessuno lo sa, ed il mio nome non è Nessuno.
La filosofia del nulla per eccellenza è forse la corrente del nichilismo (derivante dal latino nihil, nulla) che pone alle sua basi appunto il nulla.. Infatti Nietzsche, fondatore di questa corrente di pensiero, elimina ogni valore andando “aldilà del bene e del male” e postulando un sistema senza basi , un sistema che in realtà non sia un sistema, un sistema dove non è possibile alcuna moralità in senso forte . Per il filosofo infatti la vita è essenzialmente un non-senso, un grave ed opprimente incidente cosmico. La vita non ha scopi predefiniti, l’uomo non deve attenersi a valori morali assoluti (poiché inesistenti) ma soprattutto la vita dell’uomo non ha più Dio: Dio è morto. Dio anche è nulla per Nietzsche, è morto o meglio non è mai esistito. La prospettiva di vita in un sistema dov’è bandita qualsiasi “assolutezza” e qualsiasi tentativo di dare significato sembrerebbe porre non alternative se non il suicidio o comunque una tortura perenne. La soluzione invece data da Nietzsche è nel super-uomo, un uomo capace di accettare la realtà per quello che che è : una realtà senza valori morali predefiniti, un mondo senza Dio ne fede. E’ questo l’uomo nuovo profetizzato dal filosofo, il solo uomo in grado di vivere la vita veramente poiché è il solo uomo che “vede” la realtà per quello che è, senza inutili ornamenti.




